A Pignola quando i rifiuti si gettavano nel “calancone”.

Intervista a Saverio Muro primo operatore ecologico. A Pignola quando i rifiuti si gettavano nel “calancone”.

Pignola, raccolta differenziata con i muliSaverio Muro ha novant’anni. Nato nel 1927, è stato dal 1957 al 1992 uno dei tre operatori ecologici di Pignola. «All’epoca ci chiamavamo spazzini» ci racconta, mentre Zorro, Sandokan e Bersagliere proseguono la raccolta del vetro.

A Pignola, in occasione della manifestazione M’Illumino di Meno di Caterpillar di Rai Radio 2, la raccolta della frazione prevista è stata fatta a dorso dei muli di Vito, un operatore di Serveco-Pellicanoverde, tre dei suoi sette che servono per trasportare la legna dai boschi. Puoi leggere maggiori dettagli su questa iniziativa in questo articolo.

Lungo la strada incontriamo Saverio e non ci lasciamo sfuggire l’occasione di fargli qualche domanda. «Nel 1957 eravamo in tre, e la raccolta dei rifiuti si faceva con la carriola. Lavoravamo otto ore al giorno. All’epoca non era tanta l’immondizia: era composta più che altro da cenere e dalla sporcizia degli animali. Tutti avevano un asino, o un mulo, o una capretta, o un maiale», racconta uno dei primi operatori ecologici del comune potentino.

All’epoca non c’erano impianti, non c’era differenziata, non c’era riciclo. Anzi, forse si gettava molto poco. Si usava la legna per cucinare, per riscaldare e la cenere era la cosa che rimaneva. Si bruciava qualche cartaccia nel camino. «Non esistevano secchi. La maggior parte delle famiglie riutilizzava i barattoli di cinque chili di salsa: faceva due buchi e lì ci faceva trovare la cenere ogni mattina”.

I rifiuti raccolti nel 1957 a Pignola andavano a finire “Nel calancone”

Dove andavano a finire i rifiuti raccolti nel 1957 a Pignola? «Nel calancone, come lo chiamiamo qui». Ai bordi della strada, verso le campagne. Poi d’estate si bruciava tutto. A qualcuno dava fastidio: «Chi soffriva d’asma si lamentava. Ma che dovevamo fare?».

Nel 1961 il Comune di Pignola acquista un motocarro. È Saverio a guidarlo, dato che è il più giovane e ha la pazienza di prendere la patente. «Uno spazzava davanti, io guidavo e davo una mano all’altro spazzino che vuotava i secchi». Con il motocarro i rifiuti raccolti venivano portati ancora più lontano, alle pendici di una collina nei pressi di Pignola. E pure lì venivano bruciati: «A dire la verità capitava che la cenere gettata fosse ancora accesa. E tante volte mi dovevo fermare perché il cassone era in fiamme».

I tempi cambiano: fino al 1992, quando va in pensione. Ora sembra contento del servizio di raccolta porta a porta di Serveco-Pellicanoverde: «Mica si faceva la differenziata, all’epoca. Nemmeno l’umido”.

Commenti (...)

  1. Teresa Muro 24 febbraio 2017 Rispondi

    Il nome corretto é Saverio Muro….

  2. Carmelina 24 febbraio 2017 Rispondi

    C’è un errore, l’intervistato si chiama Saverio Muro!!

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